File multimediali convegno Mapi a Campobasso del 09-06-2007

14 giugno 2007

Al convegno Mapi hanno partecipato quali relatori: Avv. Gerardo Michele Martino, quale presidente Mapi, Avv. Alberto Conti, quale presidente Sesamo, Dott. Luigi Ferdinando Giannini, quale presidente Asppi.

Intervento Avv. Gerardo Michele Martino, Presidente Mapi
Il concetto di società civile annovera un insieme di valori positivi: l’autonomia, la responsabilità, l’abitudine degli individui a prendersi carico in prima persona dei loro problemi. Il concetto di società civile sembra sfuggire ai pericoli dell’individualismo e incitare alla solidarietà. Per la sua dimensione civile, evoca l’emancipazione della tutela statale. Il cittadino, il consumatore, il proprietario di immobili, il contribuente, sono capaci di tutelare i propri interessi?
Il civismo è stato definito in poche parole “attaccamento alla comunità”. In un paese libero è facile, ed anche piuttosto comune, che uno si consideri buon cittadino solo perchè osserva le leggi, fa il suo lavoro, ed esprime la sua scelta in politica, nello sport ed in altre attività, lasciando che `gli altri si preoccupino del benessere della nazione. Questo è un concetto passivo di civismo. I cittadini passivi non tutelano sufficientemente i propri interessi, occorre, altresì, essere cittadini attivi. Di fatto la società civile è spesso insoddisfatta della politica, ma raramente si impegna per, condizionarla, orientarla, sanzionarla. Può oggi la politica parlare di Imposta Comunale sugli Immobili (Ici), liberamente, senza essere condizionata dalla percentuale, altissima, dei piccoli proprietari nel paese. Effettivamente l’associazionismo, sembra in Italia avere un ruolo accessorio, la società civile, sembra emarginata, il cittadino sembra rimanere ai margini del sistema, il suo condizionamento è reale, o la politica decide a prescindere dai così detti interessi civili. In ogni caso sembra mancare una assunzione di responsabilità da parte della società civile e delle sue istituzioni. Sarebbe auspicabile che le associazioni civili Incalzassero la politica, aumentando nell’opinione pubblica la consapevolezza, che nell’ambito della società contemporanea, ogni decisione va contemperata e partecipata alle forze civili della società. Negli anni ’60, alcune ricerche sociologiche aveva mostrato come i membri di associazioni manifestino un più alto livello di informazione e di impegno politico, nonché di fiducia sociale. Ricerche sociologiche sul rendimento delle istituzioni nelle varie regioni italiane hanno confermato, come, una diversa dotazione di capitale sociale nei termini di densità della presenza associativa sia fortemente correlata alla tradizione civica di alcune aree territoriali; di più, come la partecipazione ad associazioni volontarie possa generare fiducia e cooperazione e permettere agli individui di maturare le competenze e le motivazioni che contrastano le tendenze all’atomizzazione e alla frammentazione sociale. La partecipazione associativa offrirebbe una opportunità di interagire e di cooperare all’interno di un contesto organizzativo più o meno formale, di fare esperienza di ambienti socioculturali differenti, di ampliare la visione degli interessi da tutelare, volgendosi anche a questioni di interesse pubblico, di accrescere momenti di informazione e discussione, dal semplice dibattito al coinvolgimento in processi decisionali all’assunzione di leadership, di essere coinvolti, proprio a partire dalla rete associativa, in attività di natura politica.

In altre parole, pur non essendo necessariamente politico il contenuto delle attività, l’associazionismo può avere effetti di notevole rilevanza politica e costituire in senso pieno una vera “scuola di democrazia”.

IN ITALIA CHE VALORE HANNO LE COSI’ DETTE ASSOCIAZIONI CIVILI PERCHE’ SEMBRANO CONTARE POCO NELLA SOCIATA’ E SUI MEZZI DI COMUNICAZIONI DI MASSA.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO INTERVIENE NEL DIBATTITO SULL’ICI E DICE ORA NON E’ IL MOMENTO DI ABBASSARLA SENZA PERNSARE CHE L’ITALIA E’ IL PAESE DEI PROPRIETARI DI CASA E CHE L’ICI E’ L’IMPOSTA PIU’ ODIATA.

NELLE TRASMISSIONI TELEVISIVE QUANDO SI PARLA DI ICI E DEI PROBLEMI DELLA PROPRIETA’ INTERVENGONO ESCLUSIVAMENTE RAPPRESENTENATI POLITICI O SINDACALI E I RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI SONO MATEMATICAMENTE SNOBBATI E QUANDO INVITATI I LORO INTERVENTO SONO LIMITATISSIMI E QUASI CONSIDERATI INTEVENTI DI SERIE B.

I SINDACATI CHE SONO RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI DIPENDENTI OSSIA DI UNA CATEGORIA PURE LIMITATA HANNO LARGO ACCESSO AI MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA SONO IN PRIMA FILA CON LE CLASSI POLITICHE.

I SINDACATI QUALE RAPPRESENTANZE DEI LAVORATORI ORGANIZZANO PROPRIE ASSOCIAZIONI CIVILI VEDI CGL CON FEDERCONSUMATORI SUNIA ED APU.

Proprio questo è il fine del convegno, capire come la società civile e il mondo dell’associazionismo si pongono di fronte alle decisioni del legislatore, che tanto influiscono sugli interessi dei cittadini, e come le forze vive della stessa società pensano di relazionarsi con le forze politiche, come condizionarne le decisioni alle istanze civili.

ABBIAMO SCELTO DUE ESEMPI UNO POSITIVO L’ALTRO NEGATIVO

LEGGE FINANZIARIA 2007
Visione passiva del cittadino ossa come presunto evasore tenuto ad anticipare imposte allo stato affinchè lo stato possa controllare pedissequamente ogni movimento contabile della società vedi l’art. 1, comma 43, della legge finanziaria 2007 che dispone l’obbligo del condominio, di effettuare la ritenuta a titolo d’acconto del 4 %. La ritenuta deve essere versata ( contrariamente a quanto avveniva in passato), anche se le prestazioni vengono rese nell’esercizio di un’attività commerciale non esercitata abitualmente. A seguito di tale novità, i dati relativi ai fornitori delle prestazioni, oltre che i dati relativi ai pagamenti assoggettati dalla ritenuta di acconto, devono essere successivamente dichiarati nel modello 770, che il condominio presenterà in quanto sostituto d’imposta. LA NORMA E’ PASSATA SENZA CHE GLI AMMINISTRATORI DI CONDOMINIO POSSANO AVER AVUTO ALCUNA VOCE IN CAPITOLO E LA NORMA E’ DISTRUTTIVA PER L’ATTIVITA’ DELL’AMMINISTRATORE DI IMMOBILI.

LIBERALIZZAZIONI
Le liberalizzazioni sono l’essenza del civismo perché tutelano e concedono il diritto di cittadinanza a tutti. Liberalizzando i servizi si fa una opera di democrazia intaccando la rendita parassitaria e tutelando indirettamente il consumatore. Liberalizzando si apre la porta del mondo dei servizi ai giovani si lavora in favore della meritocrazia, si fa partire tutti dallo stesso piano, per arrivare dove si può e si vuole si limita il controllo e l’intervento della Pubblica Amministrazione, si rende il mercato più libero dalle rendite monopolistiche. Se do la possibilità di far fare al cittadino quello che sa fare, senza ricercare raccomandazioni e permessi obsoleti, faccio un piacere a tutta la società civile. Ma noi ci chiediamo nel processo di liberalizzazioni imbastito in questa legislatura la società civile ha avuto un peso, le organizzazioni della società stessa hanno avuto un peso reale. Le istanze civili sono state ascoltate. La liberalizzazione delle aziende municipalizzate avverrà mai. Verrà mai affrontato il problema delle società per azioni a capitale pubblico, che è già una contraddizione in termini. Delle tante piccole Iri sparse sul territorio nazionale

Il cittadino è sottoposto a doveri, ma è anche portavoce di diritti che devono essere fatti valere. Per custodire e dare voce al più ampio assunto che l’essere cittadino comporta, occorre anche la diretta mobilitazione della società civile: è necessario pertanto che il cittadino, per un periodo della sua vita, si “presti alla politica”. Occorre modificare permanentemente il rapporto tra l’uomo civile e la politica. La cittadinanza si deve fare parte attiva, deve essere animata dalla volontà di fare, di agire, ricordando a se stessa ed alla classe politica che le istituzioni appartengono a tutti.
L’apporto che il cittadino può dare è un valore aggiunto fondamentale per la gestione della cosa pubblica, è un investimento produttivo per la società. Non è errato affermare che il politico dovrebbe essere innanzitutto un cittadino prestato alla politica: “cittadino” perché non deve mai dimenticare l’appartenenza ad un tessuto sociale, e dovrebbe vedere la politica come un momento della propria vita dedicato alla collettività, assolutamente non una professione. La classe politica deve essere in grado di offrire risposte soddisfacenti alle richieste provenienti dalla società civile, e ciò può avvenire solo in presenza di una ricca rete di associazioni ed organizzazioni attive, informate, che condividano i valori democratici. Si può allora introdurre il concetto di capitale sociale mostrando come una società che n’è ricca induca i cittadini alla partecipazione alla vita politica, restituendo maggiore legittimazione al sistema democratico rappresentativo. «Ognuno ha il governo che si merita». Quando una società democratica è composta da cittadini e gruppi intermedi che hanno le risorse per incalzare i politici, è probabile che l’operato del sistema politico sia efficiente, avvenga nel pieno rispetto della legge e sia orientato a realizzare l’uguaglianza politica, civile e sociale su cui si basano le garanzie che rendono una democrazia effettivamente rappresentativa. Oggi si parla molto di crisi della politica, ma , questa affermazione non sembra centrare il cuore del problema si deve altresì parlare di crisi della società civile.

Perché l’associazionismo civile è debole in Italia.

Perché le così dette associazioni civili sono considerate associazioni di serie B nei confronti delle associazioni di lavatori dipendenti.

Perché le stesse nella società non trovano adeguate forme di finanziamento.

Nella società postindustriale il cittadino è essenzialmente condomino, consumatore, piccolo proprietario di immobili, contribuente.

I suoi bisogni sono fondamentalmente legati a queste esplicazioni della vita sociale, la società postindustriale ha ridimensionato la categoria del lavoratore dipendente, le esigenze del salario e della contrattazione, sono si importanti, ma sicuramente equiparabili rispetto alle esigenze della riduzione fiscale o del rispetto della contrattazione e della tariffazione nella telefonia.
Ma se così è nel nostro tessuto sociale la forza delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e assolutamente sproporzionata rispetto a quella delle associazioni civili.
Perché non vi è una legge che tutela il finanziamento delle associazioni civili. In Italia sono finanziati i partiti politici, i patronati, i sindacati hanno la possibilità di avere una trattenuta alla fonte su un reddito certo e le associazioni civili sono abbandonate a se stesse. Anche se questa rimane obtorto collo una garanzia poiché non essendoci molto da guadagnare, non si impegnano in esse soggetti desiderosi di un rimborso pubblico per l’attività svolta.
Sembrano due le soluzioni possibili o eliminiamo il finanziamento pubblico a tutte le forze sociali, iniziativa peraltro impossibile in Italia, come hanno dimostrato diversi referendum elusi, oppure consentiamo delle forme di finanziamento anche alle così dette associazioni civili. Che gli permettano di operare in modo concerto finalizzando gli intenti ad una educazione della società civile a regolare e tutelare i propri interessi.
Il capitale sociale può essere definito come l’insieme degli aspetti della struttura sociale che inducono le persone ad agire collettivamente migliorando il tessuto sociale, la crescita e lo sviluppo. Il capitale sociale viene considerato come ingrediente aggiuntivo alle strutture di rappresentanza, una proprietà necessaria affinché la qualità democratica di una società trovi un sostegno che le istituzioni rappresentative da sole non sembrano più in grado di assicurare. La correlazione tra capitale sociale e partecipazione politica si legge negli elementi stessi del capitale sociale, e precisamente nelle concezioni di fiducia, delle reti relazionali, necessarie a produrre un’articolazione dei bisogni da parte dei vari segmenti della società civile tramutabile in un risultato governativo di qualità. Il problema principale di ogni rapporto è la fiducia: che si tratti di avviare un’opera per la collettività, di aggregare forze al fine di perseguire un interesse politico, di stipulare un contratto o di contrarre un matrimonio, alla base di tutto è indispensabile che le parti si fidino l’una dell’altra. Secondo studi sociologici vi sono quattro modalità che consentono di generare e di mantenere la fiducia: la prima è quella che cresce nel contesto familiare; la seconda si basa sul convincimento che gli altri rispettino la parola data; la terza è lo Stato di diritto, ossia l’organizzazione della collettività che con poteri autonomi garantisce il rispetto degli accordi; la quarta sono le norme sociali che garantiscono l’attuazione dei patti. Così concludendo si può affermare che il capitale sociale è strutturato sul rapporto di fiducia reciproca che si sostanzia all’interno di una società per effetto di norme socialmente condivise.

Il capitale sociale della nostra società Italiana sembra molto scarso

Ricerche sociologiche hanno dimostrato come vi sia una stretta correlazione tra cultura civica di un territorio e risultati istituzionali. Vi è una stretta relazione tra capitale sociale e “civismo”. Allora ci si pone la domanda, una buon livello di capitale sociale, favorisce la partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese, e ancora migliora la qualità della politica, la rende più vicina alle istanze dei cittadini. La carenza di capitale sociale rende il problema irrisolvibile i cittadini criticano la politica, la politica diventa sempre più autoreferenziale e si distacca dalla società.

Ma la societa’ civile non si rende conto che mentre sta criticando la politica sta criticando se stessa, non vi crisi della politica ma è la società civile che critica se stessa.

In particolare, la qualità democratica di una società si misura misurando la disponibilità delle istituzioni politiche ad accogliere le richieste provenienti dalla società civile, nonché la capacità di soddisfarle, affinché le istituzioni possano rispondere efficacemente alle richieste dei cittadini è necessario che la responsabilità politica sia incentivata. Per tale ragione la presenza di cittadini coinvolti quotidianamente, perennemente informati e collaborativi al fine di perseguire il bene pubblico, costituisce un elemento facilitante per lo sviluppo, o il mantenimento, di buone istituzioni democratiche. Si ribadisce a tal proposito, che, le qualificazioni contenutistiche (civismo, fiducia e associazionismo) impiegate per qualificare come civica una comunità sono indispensabili per il buon funzionamento della società stessa. La corretta società civile si identificata con la diffusione di un’ampia fiducia interpersonale, che facilita il concorso dei cittadini su obiettivi comuni e l’efficienza delle istituzioni politiche. La fiducia reciproca è un altro che costituisce uno degli ingredienti essenziali delle società civili, in assenza della quale non è possibile parlare né di rapporti di solidarietà e cooperazione finalizzati al bene comune, né di sostegno diffuso verso il sistema politico. Studi sociologici hanno dimostrato che «una solida democrazia di massa» può realizzarsi solo se «nella maggior parte della popolazione si sviluppano norme e atteggiamenti di sostegno nei confronti della democrazia stessa […] e fra questi atteggiamenti fondamentale è il senso di fiducia. Gli studi sull’Italia risultano emblematici perché molte spiegazioni delle presunte anomalie della nostra cultura politica si baserebbero su una diagnosi di particolarismo in cui la debolezza della “fiducia generalizzata” e di quella “istituzionale” hanno un peso determinante, in merito a ciò: per spiegarsi i cittadini prima di non fidarsi delle istituzioni non si fidano di se stessi.
Ricerche recenti confermano la relazione tra partecipazione associativa e politica. Se confrontati con quanti non ne fanno parte, i membri di associazioni manifestano un maggiore interesse per la politica e tendono più frequentemente a mettere in atto forme di
partecipazione, come il recarsi alle urne a votare, come prendere parte a manifestazioni, boicottare un prodotto o un servizio, firmare una petizione, avere in poche parole una forte coscienza civile. L’esistenza di un capitale sociale con le caratteristiche indicate dagli studi sociologici « fiducia, reti associative, norme di comportamento che favoriscano decisioni prese di comune accordo». La domanda politica di qualità deve obbligatoriamente prevedere il contenimento della richiesta di tutela dei dei micro-interessi particolaristici, e una richiesta di patrocinio di interessi di categoria, condomini consumatori, piccoli proprietari immobiliari. Una democrazia di qualità, necessita di un capitale sociale diffuso e orientato al buon funzionamento della democrazia.
Le condizioni propedeudiche per avere una politica forte e democratica sono condizionate dalla presenza di una società civile consapevole, organizzata, indipendente, informata e partecipante e da organizzazioni associative intermedie forti e attive, appunto le associazioni civili. Tali condizioni fanno si che la politica possa rispondere egregiamente ai bisogni espressi dai vari segmenti della società civile. Ossia a società sviluppate rispondono democrazie mature Il fattore economico, la regolazione del lavoro dipendente non è così importante nella società post industriale, le risposte alle esigenze dei cittadini si danno con le risposte alle istanze civili. Spiace alla fine di questa analisi constatare la endemica debolezza della nostra società civile italiana, a cui corrisponde una ancor più grave debolezza delle così dette associazioni civili e di cui è corollario la tanto disaminata crisi della politica.