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Intervento del Mapi Forum Sole 24 Ore Riforma del Condominio (Articolo 1137 del Codice Civile Impugnazione delibera condominiale)

22 maggio 2013

Il 22 Maggio 2013 il Mapi ha attivato un punto di ascolto per il Forum sulla Riforma del condominio organizzato dal Sole 24 Ore. Di seguito l’intervento del Presidente del Movimento Avv. Gerardo Michele Martino.

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Il Mapi interviene sul nuovo articolo 1137 del Codice Civile, che, regola l’impugnazione delle delibere condominiali, come riformato dalla Legge 11 Dicembre 2012 n°220. Con alcuni accenti critici. Secondo le riflessioni del Centro Studi del Movimento, appare pleonastico il riferimento fatto dalla nuova normativa all’astenuto, che, secondo le nuove disposizioni può impugnare la delibera condominiale. Concedendogli la possibilità di impugnare la delibera sicuramente si andrà ad incentivare la litigiosità condominiale, deresponsabilizzando il condomino partecipante, il quale non si sentirà costretto a contribuire alle votazioni programmate, così facendo, si creerà di fatto una partecipazione passiva all’assemblea con grave pregiudizio per il funzionamento del condominio e duplicazione immotivata dei momenti decisionali. In relazione alla forma dell’impugnazione delle delibere condominiali, sempre secondo il Mapi,  rimane indispensabile preferire la forma del ricorso tecnico, rispetto all’atto di citazione (con il ricorso l’impugnante interpella direttamente il Giudice, mentre con l’atto di citazione deve prima notificare l’impugnazione a controparte e solo successivamente costituirsi davanti al Giudice) al fine di dare carattere urgente, sottoposto immediatamente all’attenzione del Giudice, alla contestazione della delibera assembleare. Il tutto finalizzato ad un principio di economia processuale, teso ad evitare una duplicazione dei procedimenti con la fase cautelare avulsa dalla decisione sul merito della vicenda. La forma del ricorso, consente al Giudice di fissare un termine breve per la comparizione delle parti e per l’eventuale sospensione della delibera. Continuando poi, nel medesimo procedimento, la valutazione del merito della vicenda. Un unico Giudizio con due fasi, come accade nei procedimenti per convalida di sfratto. Appare assolutamente inidoneo, nel procedimento di impugnazione delle delibere condominiali, l’uso della  di citazione in Giudizio, procedimento, che, per sua natura esclude una fase cautelare, fase intimamente connessa alle procedure indicate. Purtroppo, la Legge n. 220/2012 prevede con il nuovo testo dell’articolo 1137 del Codice Civile, che, ogni condomino (assente, dissenziente o astenuto) «può adire l’Autorità Giudiziaria», per chiederne l’annullamento della delibera nel termine di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti, senza alcun riferimento al termine ricorso,  a differenza di quanto fatto in precedenza. Vi è da dire, che, sulla materia si registra un intervento, delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la Sentenza n° 8491/2011, la Corte ha statuito, che, le impugnazioni delle delibere dell’assemblea condominiale, in concreta applicazione della regola generale di cui all’articolo 163 del Codice di procedura civile, debbano essere avviate mediante atto di citazione, in ogni caso, sempre secondo la pronuncia, le impugnazioni possono ritenersi valide anche se proposte con ricorso, qualora l’atto risulti depositato in cancelleria entro il termine di trenta giorni. Il nuovo testo dell’articolo 1137 del Codice Civile, come emendato dalla Riforma, non citando più espressamente al ricorso, sembrerebbe indicare, che, l’impugnazione della delibera debba perseguirsi mediante atto di citazione, secondo il principio generale dell’articolo 163 del Codice di Procedura Civile, che, prevede, nel processo di cognizione la proposizione domanda mediante citazione ad udienza fissa. La modifica rappresenta un passo indietro rispetto al passato, perché, l’atto di citazione è uno strumento inidoneo ad avviare il procedimento tipico, che, si instaura con l’impugnazione di delibera condominiale. A parere del Mapi, per emendare l’articolo 1137 del Codice Civile, sembrava opportuno inserire nella Legge di riforma un riferimento esplicito alle motivazioni, che, giustificano la sospensione cautelare degli effetti della delibera, perché, ricordiamo l’azione di annullamento non sospende gli effetti della delibera a meno che la sospensione non sia ordinata dal Giudice. Le motivazioni, secondo le valutazioni del Centro Studi Mapi andavano individuate, nei gravi motivi. L’azione di sospensione degli effetti della delibera condominiale ha delle peculiarità specifiche e diverse , rispetto ai presupposti citati dall’articolo 700 del Codice di Procedura Civile, al quale alcune decisioni della magistratura tendono a rimandare, l’articolo indicato è estremamente restrittivo per la materia trattata, riferendosi a parametri di  imminenza e irreparabilità del pregiudizio. Come è palese in materia condominiale molte volte si agisce in sospensiva per limitare un pregiudizio di natura economica, scaturito da una deliberazione illegittima, che, secondo interpretazioni restrittive della giurisprudenza, non è mai irreparabile. In tal modo si rende di fatto inefficace lo strumento della richiesta di sospensiva della delibera, con grave pregiudizio dei diritti del condomino. Il riferimento ai gravi motivi, che, consentono la sospensione degli effetti della delibera è mutuato dall’articolo 23 del Codice civile, che, ammette la sospensione degli effetti delle deliberazioni delle associazioni quando ricorrono gravi motivi. Appariva, altresì, necessario prevedere nella nuova formula dell’articolo 1137 del Codice Civile l’istituto della soccombenza virtuale nelle spese di Giudizio, quando l’assemblea con successiva delibera si adegua ai motivi di impugnazione facendoli propri, fenomeno molto presente nella pratica condominiale. In questo caso il Giudice accertata in contraddittorio la cessata materia del contendere avrebbe potuto limitare la sua pronuncia esclusivamente alla spese del giudizio secondo i parametri della soccombenza virtuale. Altro elemento fragile della Riforma è il mancato accenno al rito sommario di cognizione introdotto dalla legge 69/2009 e regolato dall’articolo 702 bis e seguenti del Codice di procedura civile. Il procedimento consente di arrivare  ad una determinazione sulla lite in tempi celeri nei casi in cui la fattispecie giuridica sia di pronta definizione e basata preferibilmente su prove documentali. Di fatto  la maggior parte delle impugnazioni di delibera condominiale avviate ha per oggetto questioni basate su prove documentali e caratterizzate da fattispecie giuridiche di pronta definizione. Alla luce delle brevi considerazioni elaborate, almeno riguardo all’articolo 1137 del Codice Civile, la Legge di riforma del condominio rappresenta una occasione mancata di seria revisione della norma, finalizzata ad intercettare le esigenze degli operatori della materia e della pratica quotidiana.