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Proposta del Mapi in relazione al prossimo Decreto Ministeriale che regolerà la formazione in ambito di amministrazione condominiale

3 febbraio 2014

Come anticipato si allega la proposta del Mapi in relazione al prossimo Decreto Ministeriale che regolerà la formazione in ambito dell’amministrazione condominiale. Preliminarmente giova ricordare un particolare. Il Decreto Ministeriale da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.  400, quale atto gerarchicamente inferiore alla Legge Ordinaria, non potrà derogare alle leggi né contenere disposizioni ad esse contrarie. Quindi non potrà, che, conformarsi alla legislazione vigente in materia, rilevando, che, le uniche istituzioni aventi i requisiti per effettuare formazione permanente in materia di amministrazione condominiale (sia iniziale che periodica) sono le associazioni professionali,  in regola con i requisiti di cui alla Legge 4/2013, perché unici enti demandati da una Legge dello Stato, a valorizzare le competenze ed a promuovere la formazione permanente della professione non organizzata in ordini o collegi di amministratore di condominio

Requisiti necessari per esercitare l’attività di formazione degli amministratori di condominio

Le uniche istituzioni aventi i requisiti idonei a svolgere la formazione permanente degli amministratori di condominio (sia iniziale che periodica) sono le associazioni professionali dei medesimi amministratori, in applicazione della recente Legge n°4/2013, che, ha notevolmente innovato la regolamentazione dell’attività libero professionale riconoscendo e regolando le professioni non organizzate in ordini o collegi. L’assunto rimane corroborato dalla circostanza, che, vede alcune associazioni di amministratori di condominio inserite nell’elenco tenuto dal Ministero dello Sviluppo ex articolo 2 comma 7 Legge 4 -2013 e nell’elenco, tenuto dal Ministero della Giustizia, previsto dall’articolo  26, Decreto Legislativo 206/2007, che, ha recepito la Direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Da ciò non può che derivare, come corollario, che, l’attività indicata è regolata in uno con l’articolo 25 della Legge n°220 del 2012 dalla Legge n°4 del 2013, che, disciplina le professioni non organizzate. Preso atto che l’attività di amministratore di condominio e una professione non regolamentata, la materia è già regolata dalla Legge n°4/2013, che, ha diviso le professioni regolamentate da quelle non regolamentate. Prevedendo un Ente che deve occuparsi di formazione, esclusivamente le associazioni. Ove si volesse prevedere per gli amministratori di condominio un diverso regime dalla altre professioni non regolamentate si creerebbe una ingiusta disparità per questi ultimi,che, tra l’altro non è prevista dalla normativa. Inoltre ove il regolamento intendesse abilitare alla formazione anche periodica enti diversi dalle associazioni si creerebbe un pericoloso ibrido, teso di fatto a svuotare di valenza la Legge 4/2013, ove solo gli amministratori di condominio, diversamente da altri colleghi professionisti non regolamentati sarebbero costretti a scegliere enti diversi per la propria formazione anche e specialmente periodica, con ingiusto aggravio di costi anche professionali.

I  criteri,  i contenuti e le modalita’ di svolgimento dei  corsi  della  formazione iniziale e periodica  prevista  dall’articolo  71-bis,  primo  comma, lettera g), delle disposizioni per l’attuazione  del  Codice  civile, per come modificato dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220.

1.    In relazione alle modalità relative ai corsi di amministrazione condominiale, appare opportuno ribadire che la Legge n°4/2013 da piena autonomia alle associazioni di organizzare la formazione permanente dei propri iscritti. Autonomia riserva tanche agli ordini professionali, come previsto dall’articolo 7, del D.P.R. n°137/2012. Effettivamente gli amministratori di condominio, non avendo un’autonoma Legge professionale, dovrebbero ispirare la propria formazione ai principi liberali espressi dalla Legge 4/2013. Non, trovando, peraltro,  una pedissequa regolamentazione  della formazione in materia di amministrazione condominiale, alcune base legislativa solida su cui basarsi. Essendo in materia la autodeterminazione delle associazioni e degli enti la regola.

2.    Il redigendo Decreto dovrebbe riconoscere piena autonomia alle associazioni per la redazione dei programmi all’interno di standard unitari a livello nazionale. In relazione poi alle tempistiche dei corsi sarebbe opportuno, non rendere, troppo gravosi in termini di durata o di monte ore  i corsi medesimi, poichè dall’esperienza pratica di questi anno si è evidenziato, che, un corso base per amministratore di condominio, di primi livello,  potrà avere una durata media dalle quaranta alle sessanta ore. Tenuto conto, che, come prevede la normativa, il condomino dello stabile potrà amministrare anche un supercondominio di diverse centinaia di unità immobiliari senza alcuna preparazione specifica. Ogni ulteriore aggravio temporale rappresenterebbe un inutile costo per il corsista, sia in termini economici che temporali, di dubbia valenza per il consumatore del servizio di formazione. Il Decreto redigendo potrà dare gli standard nazionali sulle materie ma non indicare l’orario per ogni singola materia. In relazione al corso base per amministratore di condominio, considerato, che, rimane interesse delle associazioni, non vendere un singolo prodotto di formazione caratterizzato da un monte ore elevato, per poi abbandonare il corsista al suo destino. Ma avviare un progetto di formazione e consulenza perpetua per il proprio associato, prevedere un corso base di formazione caratterizzato da un range tra le 40 e le 60 ore. Per poi avviare un percorso di formazione continua tra le 10  e le 30 ore annue, finalizzato ad approfondire le tematiche trattate durante il corso base. Oltre ad aspetti pratici della gestione condominiale. Tenuto, anche conto, che, la formazione dell’amministratore dovrà procedere con ulteriori moduli periodici come prevede la normativa. In ogni caso in relazione agli standard nazionali relativi alla formazione si potrebbero riconoscere quattro macro aree di insegnamento, costituite con eguale monte ore. Macroarea Giuridica. Macroarea Tecnico – Impiantistica. Macroarea Gestionale. Macroarea Manageriale- Relazionale.

3.    Il redigendo Decreto non dovrebbe prevedere alcun  esame finale  obbligatorio, commissionato ad enti esterni alle associazioni, perché istituto non previsto da alcuna norma, ma piena libertà alle associazioni di valutare gli standard qualitativi del proprio iscritto. La Legge per le professioni non organizzate ha previsto  per le associazioni professionali l’onere dell’attestazione di propri iscritti secondo quanto previsto dall’articolo 7° della medesima norma, come avviene nei sistemi giuridici di common law, dove è compito, come attualmente in Italia ai sensi e per gli effetti della Vigente Legge,  delle associazioni professionali, certificare le competenze professionali dei propri iscritti, sotto responsabilità del proprio rappresentante legale, rilasciando attestazione certificante: ….“c) agli standard qualitativi e di qualificazione professionale che gli iscritti sono tenuti a rispettare nell’esercizio dell’attività professionale ai fini del mantenimento dell’iscrizione all’associazione. Le attestazioni, pur non essendo requisito necessario per l’esercizio della professione, certificano la il professionista iscritto, sa in termini di formazione sia in termini di standard qualitativi. Il D.P.R. n. 137 del 2012,  Regolamento di riforma degli Ordini Professionali,  all’articolo 2° Coma 1°, indica:”Ferma la disciplina dell’esame di Stato, quale prevista in attuazione dei principi di cui all’articolo 33 della Costituzione (secondo cui è prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale, solo per le professioni regolamentate) e salvo quanto previsto dal presente articolo, l’accesso alle professioni regolamentate è libero. Sono vietate limitazioni alle iscrizioni agli albi professionali che non sono fondate su espresse previsioni inerenti al possesso o al riconoscimento dei titoli previsti dalla legge per la qualifica e l’esercizio professionale…”. Quindi entrambe le normative citate hanno inteso consacrare il principio della libertà di esercizio di una professione, condizionabile solo da una previsione di Legge specifica. Non si capisce su che basi legislative poggi la previsione dell’esame. Sono le associazioni che dovrebbero valutare e proporre all’utenza gli standard qualitativi del proprio iscritto.

4.    Il redigendo decreto non dovrebbe prevedere alcun tirocinio obbligatorio, perché istituzione prevista esclusivamente per le professioni ordinistiche, in attesa dell’esecuzione dell’esame di Stato, prassi tra l’altro non prevista dalla Legge 4/2013 per le professioni non regolamentate. Prevedere altresì possibilità facoltativa delle associazioni di sostituire, dopo l’espletamento del corso base, alla formazione continuativa dei periodi di affiancamento facoltativo dei nuovi iscritti con amministratori associati di lungo corso e di comprovata perizia professionale.

5.    Il redigendo decreto  dovrebbe prevedere la possibilità per le associazioni di esperire i corsi di formazione sia iniziale che periodica in modalità di formazione a distanza (FAD),   attraverso metodologie on line o e-learning, che, dir si voglia  in materia di Amministrazione condominiale. La previsione regolamentare appare giustificata, innanzitutto d motivazioni etiche ed economiche, inoltre da una corposa congerie legislativa, che, ha inteso promuovere la formazione telematica nei più svariati campi.”. Peraltro diversi progetti di formazione a distanza sono stati sperimentati nelle Università Italiane. Il Decreto Interministeriale 17 aprile 2003  (in GU 29 aprile 2003, n. 98) ha individuato i criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza delle Universita’ statali e non statali e delle istituzioni universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici di cui all’art. 3 del Decreto 3 novembre 1999, n. 509. Regolando definitivamente proposte di corsi universitari organizzati esclusivamente in modalità e-learning. Istituendo le così dette università telematiche , che erogano i propri servizi in modalità on line. Ove il redigendo Decreto non considerasse la possibilità di offrire formazione a distanza nel campo dell’amministrazione condominiale, si porrebbe in contrasto con una corposa legislazione previgente, anche gerarchicamente superiore, che, ha promosso la formazione on line nei più svariati campi, tra cui quello universitario di massima rilevanza didattica. Si pensi che con un corso e-learning si potrà formare un soggetto domiciliato in un comune lontano dai grandi centri, costretto al fine di seguire un corso residenziale a dispendiosi spostamenti, con notevole risparmio per la produttività individuale. Con drastica riduzione dei costi della formazione stessa, e relativa eliminazione delle spese di viaggio e degli spostamenti fisici. Con possibilità di dare i medesimi standard formativi ai candidati residenti  su tutto il territorio nazionale. L’organizzazione della formazione per il candidato in piena libertà di orari e di tempi. Di fatto le piattaforme e-learning sono sempre attive, consentendo la compensazione della formazione con diversi impegni personali e professionali aumentando la produttività  del sistema con riduzione dei costi inutili. L’incremento delle offerta formativa grazie all’utilizzo di nuove tecnologie, la possibilità di inserire sistemi multimediali tesi ad aumentare l’ attitudine cognitiva del corsista. La possibilità attraverso l’uso di piattaforme valutative con esercitazioni continue, di valutare ripetutamente lo stato di apprendimento del corsista.

6.    Il redigendo decreto non dovrebbe prevedere alcun limite sulla docenza. Le associazioni costituite secondo i principi della Legge n°4/2013, potranno liberamente scegliere i propri docenti, acquisendo dai medesimi, dei curricula atti a dimostrare specifiche competenze in materia, che, per ogni corso organizzato dovranno essere pubblicati sul sito internet istituzionale dell’associazione, secondo i principi della Legge 4/2013 in modo che l’eventuale corsista sia in grado di valutare anticipatamente chi saranno i docenti del corso e scegliere la migliore offerta formativa tra quelle proposte dalle associazioni.