Sicurezza sui Luoghi di Lavoro – Responsabilità del Committente -Corte di Cassazione – Sezione 4 Penale.

1 ottobre 2009

Per stabilire concretamente l’estensione dei poteri – doveri del committente dei lavori dati in appalto e da eseguirsi all’interno dell’azienda, se cioe’ essi comprendano, oltre il dovere di fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici ogni qual volta affidi un determinato lavoro all’appaltatore, anche quello di cooperare con l’appaltatore nell’apprestamento delle misure di sicurezza a favore di tutti i lavoratori, a qualunque impresa essi appartengano, bisogna preliminare stabilire la portata ed i limiti delle disposizioni del Decreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 7. “L’ordinamento giuridico attribuisce all’appaltatore un’autonoma sfera organizzativa e pieni poteri decisionali, con la conseguenza che egli, al pari di qualsiasi altro datore di lavoro, diventa destinatario principale del dovere di provvedere alla tutela della salute e dell’integrita’ fisica dei propri dipendenti. Ebbene, la norma del Decreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 7 – dopo avere previsto per il committente (nel comma 1, lettera a)) “l’obbligo preliminare di verifica della idoneita’ tecnico – professionale dell’impresa appaltatrice a cui affidare l’incarico”, dal che potrebbe scaturire la culpa in eligendo – richiama (nel comma 1, lettera b)) il dovere di fornire all’appaltatore e ai lavoratori autonomi, chiamati ad operare all’interno dell’azienda, “dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente di lavoro e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate per combatterli”. Gli aspetti piu’ innovativi della norma – …… – sono, pero’, quelli contenuti nel comma 2, dove si prevede che i datori di lavoro (cioe’ sia i committenti, sia gli appaltatori) cooperino all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attivita’ lavorativa oggetto dell’appalto e coordinino gli interventi prevenzionali, “informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva’”. Mentre coordinare significa “collegare razionalmente le varie fasi dell’attivita’ in corso, in modo da evitare disaccordi, sovrapposizioni, intralci che possono accrescere notevolmente i pericoli per tutti coloro che operano nel medesimo ambiente; cooperare e’ qualcosa di piu’, perche’ vuoi dire contribuire attivamente, dall’una e dall’altra parte, a predisporre ed applicare le misure di prevenzione e protezione necessarie”. Questa cooperazione, pero’, non puo’ intendersi come obbligo del committente di intervenire in supplenza dell’appaltatore tutte le volte in cui costui ometta, per qualsiasi ragione, di adottare le misure di prevenzione prescritte a tutela soltanto dei suoi lavoratori, poiche’ la cooperazione, se cosi’ si intendesse, si risolverebbe in un’inammissibile ingerenza del committente nell’attivita’ propria dell’appaltatore al punto di stravolgere completamente la figura dell’appalto. Il rapporto tra committente e appaltatore va regolato, allora, tenendo conto di quanto precisa il Decreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 7, comma 2, lettera a), laddove dice che “i datori di lavoro cooperino all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attivita’ lavorativa oggetto dell’appalto e coordinino gli interventi prevenzionali, “informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva’”. Mentre coordinare significa “collegare razionalmente le varie fasi dell’attivita’ in corso, in modo da evitare disaccordi, sovrapposizioni, intralci che possono accrescere notevolmente i pericoli per tutti coloro che operano nel medesimo ambiente; cooperare e’ qualcosa di piu’, perche’ vuoi dire contribuire attivamente, dall’una e dall’altra parte, a predisporre ed applicare le misure di prevenzione e protezione necessarie”. Questa cooperazione, pero’, non puo’ intendersi come obbligo del committente di intervenire in supplenza dell’appaltatore tutte le volte in cui costui ometta, per qualsiasi ragione, di adottare le misure di prevenzione prescritte a tutela soltanto dei suoi lavoratori, poiche’ la cooperazione, se cosi’ si intendesse, si risolverebbe in un’inammissibile ingerenza del committente nell’attivita’ propria dell’appaltatore al punto di stravolgere completamente la figura dell’appalto. Il rapporto tra committente e appaltatore va regolato, allora, tenendo conto di quanto precisa il Decreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 7, comma 2, lettera a), laddove dice che “i datori di lavoro cooperano all’attuazione delle misura di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attivita’ lavorativa oggetto dell’appalto”, formula che va intesa nel senso che l’obbligo della cooperazione tra committente ed appaltatore e’ limitato all’attuazione delle misure prevenzionali rivolte ad eliminare i pericoli che, per effetto dell’esecuzione delle opere appaltate, vanno ad incidere sia sui dipendenti dell’appaltante sia su quelli dell’appaltatore. Ne consegue che, qualora per la natura e le caratteristiche dell’attivita’ commissionata, questa si possa svolgere in una zona o in un settore separato, senza che i rischi si estendano fino a coinvolgere i dipendenti del committente, quest’ultimo non ha alcun motivo di intervenire sull’appaltatore per esigere da lui il rispetto della normativa di sicurezza, surrogandosi allo stesso, qualora non vi provveda, o revocando l’incarico e interrompendo il rapporto. La cooperazione, in altri termini, deve ritenersi doverosa per eliminare o ridurre la fascia, spesso molto ampia, dei rischi comuni ai lavoratori delle due parti, mentre, per il resto, ciascun datore di lavoro deve provvedere autonomamente alla tutela dei propri prestatori d’opera subordinati, assumendosene la relativa responsabilita”.